Il restauro della Madonna Lauretana di Castellana di Pianella

Castellana di Pianella (PE)

30 gennaio, 2013 - Restauro scultura lignea

Nello scorso mPianella, Madonna Lauretana. La scultura dopo il restauroese di dicembre si sono conclusi i lavori di consolidamento e restauro di una scultura lignea policromata e dorata del secolo XIII raffigurante La Madonna col Bambino, popolarmente detta Madonna Lauretana [fig. a lato], proveniente dall’omonima chiesa di Castellana di Pianella (Pescara). L’intervento, finanziato dalla comunità parrocchiale, è stato eseguito dalla ditta “R.D.- Restauro Dipinti” di Cornelia Dittmar, con sede in Chieti, sotto la direzione scientifica del Dott. Sergio Caranfa, funzionario delegato di zona per la provincia di Pescara.
La statua raffigura la Madonna in tunica rossa e manto azzurro seduta in posizione frontale, con il Bambino in tunica rossa e manto verde sul ginocchio sinistro, che leva la destra a benedire e regge con l’altra mano il libro recante la scritta ego sum lux mundi. Entrambe le figure hanno le vesti ornate con arabeschi dorati, corone gigliate sul capo e lo sguardo fisso in avanti, secondo uno schema tipico ripetuto per secoli con pochissime varianti. Ancorché sorprendentemente ben conservata, la scultura non è integra nei suoi elementi costitutivi, essendo andato perduto in epoca imprecisata il trono, sostituito, nella nicchia che la ospita sulla parete di fondo della chiesa, da una semplice seduta in mattoni, così come pure è scomparso lo scettro che la Vergine impugnava nella mano destra.
L’opera fu fatta conoscere da Francesco Verlengia, prima con la scheda di catalogo datata 16 dicembre 1936, poi, l’anno successivo, con un articolo apparso nella rivista “La Tribuna”, dove ne metteva in risalto il carattere arcaico e il tono popolareggiante, datandola alla fine del secolo XII. Più di recente Damiano Venanzio Fucinese (in Terra Vestina, 1992, pp. 155-156), nel ribadirne l’impronta arcaizzante, la collocava più avanti nel tempo, nella seconda metà o alla fine del secolo XIV. Da ultima Elisa AmoroPianella, Madonna Lauretana prima del restaurosi (in Documenti dell’Abruzzo Teramano, VI, 2003, pp. 434-435), ricollegandola ad un gruppo di sculture lignee, soprattutto toscane, in cui si ravvisa una nuova variante dello schema della Madonna in maestà, con il Bambino non più al centro ma sul ginocchio sinistro della Madre, ne avanzava una datazione ‘contenuta entro il secolo XIII’, pur evidenziandone le estese ridipinture nelle vesti, nelle corone e negli incarnati, prudentemente assegnate alla fine del Settecento, in occasione della riedificazione della chiesa (1789).
Durante i recenti lavori di restauro è emersa un’importante novità: tutta la zona dalle ginocchia della Vergine in giù è stata completamente rifatta con tre pannelli di colore chiaro, intagliati e posizionati sopra il tronco originale di colore più scuro, probabilmente castagno [fig. in basso a sin.]. Infatti, osservando attentamente si può notare come l’intaglio in queste zone Pianella, Madonna Lauretana. La scultura dopo il restaurorisulta più piatto e comunque stilisticamente diverso al confronto con la parte superiore che, invece, rivela più chiaramente la sua appartenenza al secolo XIII. Per datare l’epoca del rifacimento si è deciso di effettuare un’analisi con il metodo del radiocarbonio, prelevando due campioni lignei, uno dal tronco antico e l’altro dai pannelli più recenti, e inviandoli al Centro di Datazione e Diagnostica dell’Università del Salento a Lecce. Con l’analisi al radiocarbonio, se da un lato è risultata sostanzialmente confermata la datazione della scultura al secolo XIII sulla base di considerazioni di ordine stilistico, dall’altro si è potuto accertare che, con un’altissima probabilità (pari al 95,4 %), l’aggiunta risale al periodo 1450-1640, con probabilità minori per i periodi 1480-1530 (26,0 %) e 1550-1640 (42,2 %). In definitiva non ci si allontanerà molto dal vero datando questo secondo intervento al secolo XVI. All’epoca del rifacimento il tronco doveva essere così fortemente deteriorato per l’attacco dei parassiti del legno, come si può vedere sul retro in basso e nell’interstizio tra i pannelli aggiunti e le parti più antiche, da rendere necessaria la sostituzione di alcune parti. Probabilmente fu proprio in quell’occasione che la statua venne nuovamente ingessata, dipinta e dorata per assumere l’aspetto che mostra oggi. La seconda ingessatura è molto spessa e giace su zone già fortemente degradate per l’attacco dei tarli. Sopra l’ingessatura è stato steso il colore a tempera, che sulla veste rosso-cinabro della Madonna è stato anche brunito fino a diventare lucido. Gli arabeschi in oro zecchino sulle vesti sono stati eseguiti con doratura a missione applicata a ‘stencil’, mentre le altre dorature sulle corone e sui bordi delle vesti sono state eseguite a guazzo con foglie spesse su basi di bolo di colore scuro. L’accuratezza delle dorature e della stesura del colore delle vesti contrasta con l’esecuzione più sommaria di alcuni dettagli, come per esempio le unghie delle dita, e con la resa dei volti, delineati con tratti calligrafici un po’ incerti e senza sfumature.
Un cenno particolare meritaPianella, Madonna Lauretana, tronco l’acconciatura della Vergine: una riga centrale sul capo divide la chioma, che scende ai lati raccogliendosi sulla nuca in due ciocche legate da un nastro; due trecce incorniciano il volto, legate con nastri incrociati, e si congiungono sul capo; i capelli di colore castano scuro sono evidenziati con sottili linee d’oro. Un’acconciatura simile si osserva nella Madonna col Bambino di Castelli e nella Madonna del Colle di Pescocostanzo, che appartengono entrambe alla stessa epoca.
Trovandosi la scultura in condizioni tutto sommato buone considerata la sua antichità, l’intervento di restauro si prospettava piuttosto limitato ed essenzialmente teso alla conservazione e al miglioramento estetico. Si tratta, inoltre, di un’opera oggetto di grande venerazione tra la popolazione e non era da prendere in considerazione un intervento che avrebbe potuto in qualche modo alterarne l’aspetto. Erano indispensabili la disinfestazione dai tarli e una leggera pulitura con lo scopo di eliminare i depositi di sporco generico, le vernici alterate e le numerose colature di colore provocate dalle operazioni di tinteggiatura della nicchia. Si è provveduto al fissaggio della pellicola pittorica con resina alifatica e al consolidamento delle parti lignee più degradate con resina acrilica in soluzione. Le stuccature delle lesioni, dei fori dei tarli e dei dislivelli più importanti nelle dorature sono state eseguite con stucco in pasta e rasate a livello. Le stuccature sulla corona della Madonna sono state lavorate ad imitazione della punzonatura in essa presente e ritoccate con colori ad acquarello a puntinato e a velature, mentre sull’incarnato si è fatto uso di colori per il ritocco. Infine la scultura è stata protetta con un leggero strato di vernice matt data per nebulizzazione sulle superfici opache e con un’altra mano di resina alifatica su quelle lucide.
Parallelamente all’intervento sulla scultura, si è provveduto a sistemare la nicchia sulla parete di fondo della chiesa dove essa è alloggiata. Per dare un sostegno alla statua, come si diceva pervenuta priva del trono e poggiante su una semplice seduta in mattoni, è stato predisposto uno sgabello sagomato in legno, mordenzato color noce e lucidato a cera. La nicchia stessa è stata ritinteggiata e dotata di impianto d’illuminazione a led e il vecchio sportello è stato sostituito con uno nuovo in vetro extra-chiaro con caratteristiche antieffrazione.

Sergio Caranfa

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