Il restauro della statua lignea di San Benedetto.

L'Aquila - Monastero di San Basilio

gennaio - giugno , 2013 - Restauro scultura lignea

L’opera raffigurante San Benedetto Abate è una scultura che si pone in rapporto di continuità con quella manifattura San Benedetto - Prima del restauroabruzzese con tangenze iberico-mediterranee a cui si ascrive la scultura di fine Cinquecento raffigurante “Santa Margherita” (catalogo La bellezza inquieta. Arte in Abruzzo al tempo di Margherita d'Austria), mostrando come la fortuna dell’arte scultorea napoletana trovi le sue radici nella precedente produzione abruzzese. Si tratta di una scultura policroma a tutto tondo ottenuta mediante intaglio, accompagnata altresì di ulteriori elementi caratteristici dell’iconografia del Santo: il pastorale, il libro, la tiara e il corvo; il tutto è supportato da un piccolo basamento. Ognuna delle parti scultoree è stata trattata con preparazione  in gesso e colla animale e decorata sugli incarnati e sui capelli con una tempera magra; su tutto spicca la ricca decorazione  della veste in lamina d’oro applicata a guazzo, interamente campita con tempera nera e quindi trattata con la tecnica del graffito. La statua è ottenuta dalla lavorazione di un unico tronco di latifoglia scavato all’interno per evitare deformazioni e spaccature della materia lignea, al quale sono state applicate le parti aggettanti relative alle braccia e alle ampie maniche della veste: è proprio grazie all’aggiunta di questi ulteriori elementi lignei che la scultura assume maggiore plasticità e solennità. Il piccolo basamento, rettangolare dagli angoli smussati, si compone di due tavole, e risulta fissato alla statua mediante ancoraggio con chiodi.

Stato di conservazione

L’opera si è presentata in un discreto stato di conservazione, sebbene già ad una prima analisi a vista mostrasse i segni di un attacco biologico (insetti xilofagi) con evidenti e diffusi fori di sfarfallamento, estesi in particolare alle zone relative a barba e incarnati, e principalmente sul retro dell’opera. L’attacco degli insetti xilofagi è stato certamente determinato dalle condizioni successive al sisma, a seguito del quale il manufatto è stato collocato nella parte agibile del convento, parzialmente utilizzata anche come convento. Le mutate condizioni termoigrometriche si sono rivelate maggiormente favorevoli alla riproduzione degli insetti, per di più con molta probabilità già presenti nel nuovo ambiente di conservazione. Particolarmente sul basamento le cadute della preparazione decorata in foglia oro scoprivano una pesante erosione del legno operataSan Benedetto - Durante il restauro dall’attacco biologico, che aveva reso visibili le gallerie prodotte dal ciclo larvale e la conseguente destrutturazione provocata alla materia lignea. I vecchi fori di sfarfallamento avevano sicuramente facilitato i nuovi attacchi, attirando gli insetti e inducendoli alla deposizione di ulteriori uova all’interno delle cavità preesistenti. Sconnessioni, mancanze e fessurazioni  erano localizzate in particolare sul basamento mentre ulteriori danni di entità minore quali piccole deadesioni con minime fratturazioni e crettature della superficie pittorica, erano particolarmente presenti sulle giunzioni degli elementi lignei  costituenti la scultura, certamente causati dalla movimentazione dell’opera. I lievi movimenti della materia lignea avevano provocato leggere contrazioni della preparazione in alcuni punti della veste, portandone al parziale distacco. Sottili ma sensibili fessurazioni radiali, imputabili al ritiro tangenziale del legno si erano ripercosse sugli strati preparatori e pittorici in corrispondenza della tonsura monastica del Santo Abate. La particolare devozione al Santo presso la stessa Abbazia Benedettina di San Basilio, è stata la causa della perdita di parte della reintegrazione pittorica particolarmente sulle zone relative al ginocchio e alle spalle, mentre vecchie cadute della decorazione si trovavano in maniera localizzata particolarmente in corrispondenza dell’abito. In altre zone relative al manto ed alla veste il precedente intervento di reintegrazione pittorica aveva subito il completo viraggio del tono originario, oltre a presentarsi con un’eccessiva opacità. Anche le dita della mano destra, ricostruite nel precedente intervento, si presentavano con una parziale perdita della cromia operata nella reintegrazione, mostrando così anche parti della gessatura. Infine polveri e sporco diffuso si presentavano depositati su tutta la superficie ed in particolare sulle rientranze delle pieghe della veste ed all’interno di tutte le cavità.

Intervento di restauro

Si è reso innanzitutto indispensabile operare la disinfestazione dell’opera optando in primis per il trattamento San Benedetto - Durante il restauro 2mediante metodologia anossica con assorbitori di ossigeno, mantenendo la scultura in atmosfera modificata per quaranta giorni; si è quindi proceduto con ulteriori iniezioni di soluzione insetticida liquido (Per-Xil 10) in corrispondenza dei fori di sfarfallamento. Sebbene lo stato di adesione/coesione degli strati preparatori e pittorici si sia rilevato abbastanza buono, è stato tuttavia necessario procedere ad interventi localizzati di fermatura, anche operando in corrispondenza dei bordi delle lacune: la scelta metodologica di non risarcire le lacune, lasciando il legno a vista è stata pertanto rispettata anche nell’attuale intervento. La fermatura è stata effettuata mediante infiltrazione/iniezione di resina acrilica (Plexisol P550) a differenti titoli di concentrazione e commisurati all’entità del distacco. La prima fase della pulitura è consistita nella rimozione meccanica dei depositi incoerenti mediante pennellesse morbide;  si è proceduto quindi alla successiva solubilizzazione in solvente apolare (White Spirit) dei depositi superficiali coerenti (particolati totalmente o parzialmente adesi e precedente ceratura opacizzata). Per la rimozione localizzata del precedente intervento di integrazione pittorica, ormai alterato, a seguito di test preliminari è stata eseguita una pulitura differenziata mediante miscele di solventi polari in diverse diluizioni (dimetilsolfossido e metilchetone) addensate in gel e con successiva asportazione delle sostanze solute in solvente apolare (white spirit). Infine i precedenti interventi di risarcimento di parti mancanti, relative ai fori di ancoraggio del basamento alla portantina e non più coesi e funzionali, sono stati rimossi meccanicamente a bisturi.   Le parti mancantiSan Benedetto - dopo il restauro sono state risarcite con tassellature, e le fessurazioni colmate e fermate con cunei; per tali interventi è stato utilizzato legno di pioppo vecchio (previamente disinfestato e dotato di patina naturale), scelto per una miglior compatibilità con la materia lignea originale; gli inserti sono messi in opera con resina vinilica in emulsione acquosa, quindi adeguatamente sagomati e lavorati fino ad un’idonea integrazione con le parti originali; la fessurazione e le piccole mancanze del basamento sono state risarcite e ricollegate, oltre ai fini di una migliore staticità e stabilità del manufatto, anche per una migliore unità di lettura dell’opera, mentre si è scelto di non procedere all’incuneatura della commettitura delle due tavole costituenti il basamento, che risultava leggermente aperta, per non irrigidire eccessivamente il sistema. Ogni inserto ligneo è stato quindi abbassato di tono con colori ad acquerello onde avvicinarlo cromaticamente alla superficie originale. Ai fini di una buona conservazione dell’opera e per ripristinare la stessa continuità del modellato scultoreo, le erosioni lignee presenti sul basamento sono state risarcite mediante resine epossidiche.
Il consolidamento e la fermatura delle parti distaccate di piccola entità, relative sia agli strati preparatori che pittorici, sono stati operati mediante infiltrazione/iniezione di resina acrilica, a diverso titolo di concentrazione, commisurato all’entità del distacco. Importante operazione di prevenzione contro eventuali futuri attacchi di insetti xilofagi è stata la chiusura di tutti i fori di sfarfallamento: l’intervento è stato condotto con differenziata metodologia, ovvero avvalendosi di amalgama di gesso e colla animale sui fori presenti sulle parti pittoriche, e di cera opportunamente colorata sulle superfici lignee a vista. Infine tutte le lacune di piccola e media entità, sono state risarcite mediante amalgama di colla animale e gesso di Bologna; si è proceduto quindi alla reintegrazione del film pittorico ad acquerello, mediante tecnica di selezione cromatica a puntinato sulle lacune di maggior dimensione, e per abbassamento di tono su quelle minori. La prima protezione superficiale è stata eseguita mediante cera microcristallina, operazione seguita dal ritocco di finitura, realizzato con colori a vernice. Simile linea d’intervento è stata ugualmente condotta sui due attributi iconografici del Santo, la mitra ed il corvo, ricollocati infine al loro posto e fissati in maniera reversibile. Le parti in ferro originali (i perni di montaggio sul basamento, nonché il chiodo nel becco del corvo) sono state trattate con olio sintetico antiossidante e protette con Paraloid B52. L’intervento si è concluso con applicazione per nebulizzazione di vernici sintetiche di finitura semi-mat.

Berta Giacomantonio

Vittorio Nolletti

 

Ditta: Berta Giacomantonio, collaborazione Vittorio Nolletti

Direttore dei Lavori: Lucia Arbace

Finanziamento: Lions Club L’Aquila Host

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